martedì 23 dicembre 2014

INFORMAZIONI UTILI - MESE DI DICEMBRE 2014

INFORMAZIONI UTILI:

v  GRUPPO CULTURALE UCRIESE “RANIERI NICOLAI” COL PATROCINIO DEL COMUNE DI UCRIA (ME) ORGANIZZA “PRESEPI ARTISTICI”



* GIORNO 22 DICEMBRE 2014 SALA CONSILIARE ALLE ORE 10.30 INAUGURAZIONE;
* GIORNO 24 DICEMBRE 2014 ALLE ORE 22.30 NELLA PIAZZA PADRE BERNARDINO E NEI SUGGESTIVI VICOLI DEL CENTRO STORICO SI SVOLGERA’ IL PRESEPE VIVENTE.
SIETE TUTTI INVITATI A VISITARE E A PARTECIPARE
Per info: cell. 3407863922 - e-mail: gruppoculturaleranieri.nicolai@gmail.com
** Natale con noi **
 "DONA ANCHE TU UN OMBRELLO COLORATO E UNA PIANTA".
Lo scopo è quello di abbellire una o più vie del paese al fine di rendere più gioviale la nostra piccola, amata comunità.
Per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi: Attilio Faranda, Anna CasellaSonia Calamunci, Sofia Fiocco.
**UN’IDEA ENTUSIASMANTE, PER DARE COLORE E VITA ALLE VIE DEL CENTRO STORICO UCRIESE**



v  Mercatino Natalizio a Km 0: troverete nelle piazze ucriesi artigiani, hobbisti ed alimentari organizzato da “Nebrodi ospitalità diffusa”.
Credo sia un’ottima opportunità di rilancio dell’economia del paese di Ucria. 
ATTIVIAMOCI!!


v  Incontri Albergo Diffuso Nebrodi. Ecco alcuni link utili:
Chiunque voglia partecipare all’iniziativa si informi nella sede comunale, entro il 31 dicembre 2014.
TENIAMOCI INFORMATI!

v  Nella Chiesa di Maria Vergine, in piazza P. Bernardino, tutte le domeniche restauro a porte aperte della tela della Madonna del Monte del Carmelo.
Grazie al contributo della comunità ucriese e dei “nostri” emigrati in Australia, i lavori si stanno svolgendo dalla restauratrice Maria Grazia Murabito.
“PRENDIAMOCI CURA DEI NOSTRI MONUMENTI”.



I NOSTRI SPONSOR


lunedì 22 dicembre 2014

Giornalino Mensile Dicembre 2014


C O S A F A R E…………..in caso di neve e gelo - Rangers Internetional Delegazione Ucria


C O S  A   F A R E…………..in caso di neve e gelo
P r i m a
-        Informati sull’evoluzione della situazione meteo, ascoltando i telegiornali o i radiogiornali locali;
-        Procurati l’attrezzatura necessaria contro neve e gelo o verificane lo stato: pala e scorte di sale sono strumenti indispensabili per la tua abitazione o per il tuo esercizio commerciale;
-        Presta attenzione alla tua auto che, in inverno più che mai, deve essere pronta per affrontare neve e ghiaccio;
-        Monta pneumatici da neve, consigliabili per chi viaggia d’inverno in zone con basse temperature, oppure porta a bordo catene da neve, preferibilmente a montaggio rapido;
-        Fai qualche prova di montaggio delle catene: meglio imparare ad usarle prima, piuttosto che trovarsi in difficoltà sotto una fitta nevicata;
-        Controlla che ci sia il liquido antigelo nell’acqua del radiatore;
-        Verifica lo stato della batteria e l’efficienza delle spazzole dei tergicristalli;
-        Non dimenticare di tenere in auto i cavi per l’accensione forzata, pinze, torcia e guanti da lavoro.
D u r a n t e
-        Verifica la capacità di carico della copertura del tuo stabile (casa, capannone o altra struttura). L’accumulo di neve e ghiaccio sul tetto potrebbe provocare crolli;
-        Preoccupati di togliere la neve dal tuo accesso privato o dal tuo passo carraio. Non buttarla in strada, potresti intralciare il lavoro dei mezzi spazzaneve;
-        Se puoi, evita di utilizzare l’auto quando nevica e, se possibile, lasciala in garage. Riducendo il traffico e il numero di mezzi in sosta su strade e aree pubbliche, agevolerai molto le operazioni di sgombero neve.
Se sei costretto a prendere l’auto segui queste piccole regole di buon senso:
-        Libera interamente l’auto e non solo i finestrini dalla neve;
-        Tieni accese le luci per renderti più visibile sulla strada;
-        Mantieni una velocità ridotta, usando marce basse per evitare il più possibile le frenate. Prediligi, piuttosto, l’utilizzo del freno motore;
-        Evita manovre brusche e sterzate improvvise;
-        Accelera dolcemente e aumenta la distanza di sicurezza dal veicolo che ti precede;
-        Ricorda che in salita è essenziale procedere senza mai arrestarsi. Una volta fermi è difficile ripartire e la sosta forzata della tua auto può intralciare il transito degli altri veicoli;
-        Parcheggia correttamente la tua auto in maniera che non ostacoli il lavori dei mezzi sgombra neve;
-        Presta particolare attenzione ai lastroni di neve che, soprattutto nella fase di disgelo, si possono staccare dai tetti;
-        Non utilizzare mezzi di trasporto a due ruote.
D o p o
-        Ricorda che, dopo la nevicata, è possibile la formazione di ghiaccio sia sulle strade che sui marciapiedi. Presta quindi attenzione al fondo stradale, guidando con particolare prudenza;

-        Se ti sposti a piedi scegli con cura le tue scarpe per evitare cadute e scivoloni e muoviti con cautela.

Informazioni utili a cura del PATRONATO EPAS / C.A.F. ITALIA




Assegnate le risorse per gli ammortizzatori sociali in deroga


Assegnate le risorse finanziarie alle Regioni ed alle Province Autonome, per la concessione o la proroga, in deroga alla vigente normativa, dei trattamenti di cassa integrazione guadagni, ordinaria e/o straordinaria e di mobilità. È stato stabilito, con decreto n. 86486 del 4 dicembre 2014, dal Ministero del Lavoro di concerto con il Ministero dell’Economia.

L’INPS riapre i termini per l’opzione donna


Le donne che desiderano optare per il calcolo della pensione interamente col sistema contributivo, potranno ancora presentare apposita domanda all’Istituto previdenziale. Lo afferma l’Inps con messaggio n.9304/2014. A seguito dell’emergere di ulteriori perplessità in merito alla portata della norma l’Istituto ha recentemente sottoposto al vaglio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali alcuni aspetti operativi circa i termini di accesso alla pensione di anzianità del predetto regime sperimentale. In attesa di conoscere gli esiti delle valutazioni che il predetto Dicastero vorrà rendere noti, l’Istituto previdenziale ha voluto precisare che eventuali domande di pensione di anzianità in regime sperimentale presentate dalle lavoratrici che perfezionano i requisiti anagrafici e contributivi entro il 31 dicembre 2015, ancorché la decorrenza della pensione si collochi oltre la medesima data, non devono essere respinte ma tenute in apposita evidenza. In sostanza, l’Istituto ha riaperto i termini di pensionamento, permettendo alle donne lavoratrici che hanno almeno 57 anni e 3 mesi (58 e 3 mesi se autonome) con 35 anni di contributi  di poter presentare la domanda all’Inps sino al 31 dicembre 2015. I termini in realtà, erano scaduti il 30 novembre scorso in base alle precedenti interpretazioni della legge n. 243 del 2004 che istituì in forma sperimentale l’opzione donna.

VERSAMENTI IMU E TASI, ECCO LE SOLUZIONI PER I RITARDATARI


Il 16 dicembre è scaduta la data fatidica per il versamento del saldo relativo a Imu e Tasi, che dovrebbero garantire un gettito complessivo che si aggira sui 15 miliardi di euro, cifra destinata alle casse dei Comuni, tranne che per la parte di Imu di spettanza dello Stato. L’appuntamento ha interessato più di 20 milioni di contribuenti ma, com’è facile prevedere, le difficoltà del momento costringeranno moltissimi italiani a operare la scelta di non rispettare la scadenza, anche a costo di dover sostenere una spesa leggermente più alta, pur di rimandare di qualche giorno i pagamenti in questione. Ma a cosa andrà incontro, di preciso, chi non verserà le somme dovute entro la data fissata? I contribuenti ritardatari potranno onorare i propri obblighi fiscali scegliendo fra tre soluzioni. Il ravvedimento operoso sprint prevede l’estinzione del pagamento entro 14 giorni dalla scadenza, quindi in questo caso entro il 30 dicembre 2014: tale opzione prevede una sanzione dello 0,2% per ogni giorno di ritardo, più la corresponsione degli interessi legali dell’1% annuo, tenendo conto che ambedue le penalità si calcolano sull’imposta ancora dovuta. La seconda fattispecie di ravvedimento è quello operoso breve, che riguarda i contribuenti che effettueranno il pagamento dal 31 dicembre al 14 gennaio, quindi fra i 15 e i 30 giorni dopo la scadenza: in tal caso, gli interessi legali saranno sempre pari all’1% annuo, ma la sanzione prevista è pari al 3%. Terza e ultima possibilità di ravvedimento è quello operoso lungo, che riguarda chi pagherà dopo i 30 giorni della scadenza del 16 dicembre, e comunque non oltre il termine di presentazione della dichiarazione dell’anno in cui è avvenuta la violazione (quindi entro il 30 giugno 2015): per questi contribuenti, interessi legali sempre all’1% annuo, ma sanzione elevata al 3,75%. Coloro i quali pagheranno quanto dovuto con ritardi ancora superiori dovranno far fronte alla sanzione ordinaria del 30%. Esistono anche cittadini che hanno versato più del dovuto e che quindi hanno diritto al rimborso. In seguito ai chiarimenti apportati mediante l’art. 1, comma 724, della Legge n. 147 datata 27 dicembre 2013, a decorrere dall’anno d’imposta 2012, nel caso in cui il contribuente abbia versato somme superiori a quelle dovute, il soggetto dovrà provvedere a presentare la relativa istanza di rimborso unicamente al Comune.






“Chiacchierando di malattie…” - Antonella Algeri -


C’è il diabete, c’è l’artrosi, c’è l’osteoporosi, ecc…...(e chi non ne ha mai sentito parlare?)
..e poi ci sono “loro”  quelle di cui nessuno o quasi ne conosce il nome e/o il significato, “loro” , le cosiddette malattie rare, quelle malattie che colpiscono un numero di persone inferiore ad una data soglia della popolazione, mediamente un caso su 2.000 abitanti ma alcune patologie sono addirittura  ancora più rare arrivando ad una frequenza di un caso su 100.000. E poi ci sono le malattie mentali, che rare non sono, anzi … Malattie da tenere nascoste e di cui “vergognarsi” quasi fosse una colpa, ma questa è un’altra storia, una storia della quale si potrebbe parlarne successivamente.
Tornando alle malattie rare, rare non nel senso di preziose ovviamente: il problema principale è che vengono molto spesso diagnosticate tardivamente; in quest’ambito ovviamente non ci si prefigge di portare a conoscenza una serie di nomi a volte impronunciabili e che secondo una stima  del Servizio Sanitario sono circa 6/7.000, né di entrare in un ambito medico-scientifico.
Il nostro “Giornalino” vuole unicamente porre l’attenzione su questo fenomeno affinché nessun sintomo venga sottovalutato e venga anzi riferito al proprio Medico curante che, se ne ravvede gli elementi, approfondisce con accertamenti strumentali e/o visite specialistiche.
Ad ogni uscita mensile ci si prefigge di parlare di una patologia rara, con l’obiettivo di ampliare la conoscenza dei termini e di alcuni segni eclatanti ,  senza ovviamente volersi sostituire al medico.
Oggi iniziamo con l’ “ACROMEGALIA” .
Perché proprio l’acromegalia? Perché chi scrive ne ha avuto una esperienza diretta.
Ecco dove si trova l’ipofisi o ghiandola pituitaria:



                                     Pugile Primo Carnera                   

L'acromegalia è un raro disordine ormonale che si verifica in età adulta e che si sviluppa quando l’ipofisi produce troppo ormone della crescita, quasi sempre come conseguenza di un adenoma (tumore benigno). L'ormone in eccesso provoca gonfiore, ispessimento della pelle,  e allargamento delle ossa, soprattutto in viso, mani e piedi, oltre alla crescita anomala anche degli organi interni.
Nei bambini invece l'ormone della crescita in eccesso può causare una condizione chiamata gigantismo che porta ad un aumento anomalo in altezza così come ad una crescita ossea in eccesso.
I cambiamenti fisici avvengono gradualmente e pertanto spesso non viene riconosciuta subito. Se non trattata l'acromegalia può portare a gravi malattie.
Come dicevamo uno dei segni più comuni dell’ acromegalia è l'allargamento di mani e piedi oltre a  graduali cambiamenti nella forma del viso, come una mandibola sporgente, naso allargato, labbra ispessite, e una maggiore spaziatura tra i denti.
Poiché tende a progredire lentamente, i sintomi possono non vedersi per anni. I cambiamenti a volte vengono notati solo confrontando l’ aspetto del momento con vecchie fotografie.
Si dice comunque che il calvario di chi è affetto da acromegalia termina quando la malattia viene diagnosticata, sempreché si abbia la fortuna di una diagnosi non eccessivamente tardiva cioè prima che la malattia  abbia creato danni irreversibili.
Esistono difatti diverse possibilità di cura che vanno dalla chirurgia, ai farmaci e alle radiazioni, in base all’età dell’ammalato, alla dimensione e alla posizione del tumore, ed in base ad  altre patologie concomitanti.

Uno dei personaggi famosi affetti da acromegalia è stato il pugile Primo Carnera, campione mondiale dei pesi massimi(!).

LA NUOVA UCRIA ARREDATA A VERDE - Achille Baratta –


Com’è difficile proporre il nuovo come rilancio economico di un tessuto urbano che tende a estinguersi dimenticando il passato e senza la speranza di un futuro.
Un grande sistema economico che ha subito i danni di una lunga guerra e che ha ritrovato occupazione e reddito rapidamente, senza aver fatto leva sugli investimenti, non si è mai visto.
Il discorso può valere in generale per la Sicilia, che al suo interno presenta casi diversi, diverse velocità di uscita dalla crisi e profondi divari innovativi, ma che comunque si ritrova un complesso più che un passo indietro rispetto agli Stati Uniti. Di sicuro il problema investe il nostro Mezzogiorno che ritraccia i numeri di una catastrofe demografica e sociale e un orizzonte di abbandono.
Senza investire può esistere un presente che compra un po’ di tempo per la sopravvivenza giorno per giorno, ma non c’è futuro. Cosi la fiducia dei cittadini e delle imprese, entrambi contribuenti super tartassati, non corre e non si propaga. E se poi a tutto questo aggiungiamo il carico delle evidenze che emergono in tema di corruzione e di pubblica amministrazione, nessuno può meravigliarsi se il Paese non da segni visibili di ripresa.
Una scommessa e una proposta è difficile lanciarla perché la gente non crede più e rinunzia a qualsiasi progetto che non la riguardi nei fatti specifici della sopravvivenza personale e dei propri figli.
A renderci conto che il turismo è l’unica via di rilancio economico che ci resta.
E per fare questo occorre rendere le nostre piazze e le nostre viuzze uniche, inserendo piccoli elementi d’arredo urbano donate dai nostri artisti e dai nostri artigiani! E se provassimo a fare una cordata forte di fratellanza e di amicizia per rilanciare Ucria?
Un paese arredato e abbellito dal verde senza toccare il portafoglio comunale. Se dividessimo il nostro territorio a lotti e i cittadini, che sono i garanti provassero a inverdirlo con piante e pareti fiorite, per fare di un paese anomalo, uno, unico, colorato e profumato dai suoi fiori.
Poi in definitiva, niente di meno, ci sono nel nostro paese balconi fioriti altissimi e altri abbandonati all’incuria.
Capisco che la proposta vi sembrerà strana!
Per lavorare rapidamente è necessario avere fiducia in se stessi e pensare in modo fermo. Si perde molto tempo nel dare inizio ad azioni sconsiderate e nel cercare ripetutamente di disfarle nella speranza di migliorarle. Questa mancanza di fiducia oppone una barriera all’esecuzione delle azioni nel miglior tempo possibile.
L’aspirazione dell’uomo moderno è di vivere sulla terra quando il sole splende, durante il giorno, e di volare verso la luna di notte. Il successo nell’azione richiede che l’uomo sia energico, intelligente, rapido e fiducioso di sé. Se non possiede queste qualità non appartiene all’epoca moderna. Senza volere essere preso per mano da chi dirige una nuova ondata di entusiasmo, io credo ancora sull’arte di compiere ma ancora per non morire di invidia e su questo conto moto sulle donne, loro sono la nostra vera e nuova energia per non morire allo specchio delle illusioni di quelli che hanno la presunzione di guidarci e che in realtà non sanno gestire neanche le navi , quando c’è burrasca della crisi.

Non dimentichiamoci anche della nostra possibilità culinarie e dei nostri dolci, offriamo le rose alle belle signore di Ucria.







OLTRE GLI ORIZZONTI - Serena Trusso – Jessica Catania -



La bellezza della mente umana sta nella sua singolarità, nel suo essere unica.
Ognuno ha la libertà di fantasticare, o meglio dire, viaggiare, con la propria mente. I viaggio che creiamo dentro di noi sono incredibili, eccezionalmente perfetti e molto spesso realizzabili.
Un viaggio mentale può diventare un viaggio fisico. Come quello nostro, mio e di Jessica. Iniziammo a fantasticare su cosa poteva esserci al di fuori dei nostri paesi. E viaggiando abbiamo scoperto la bellezza del Mondo. Le culture così diverse ma vicine alle nostre, i profumi dei cibi mai assaggiati, un "grazie" detto in un'altra lingua.
Tutto ciò ci ha dato e ci da tuttora, la grinta di voler conoscere e sapere di più di questo Mondo, che in fondo non è così grande come sembra. Il detto "quanto è piccolo il Mondo" non si sbagliava! È bene saper viaggiare scoprendo sempre di più ma mai perdendo di vista le nostre radici, perché è proprio da li che nasce la nostra scoperta culturale.

Vi vogliamo augurare un felice Natale e un buon inizio Anno, sperando che non perdiate mai la curiosità di scoprire ciò che c'è oltre l'orizzonte.

I MOTTICEDDI - Giuseppe Salpietro -


Una frequente attività alla quale non si sottraeva nessuno dei paesani, specie coloro che frequentavano saltuariamente il Paese, era la  visita ai motticeddi”. L’unica via d’accesso al Cimitero di Ucria era costituita un tempo dalla via Cecata. Forse chiamata così perché cieca, senza sbocco su altra via, quasi ad indicare metaforicamente a chi la percorreva “ahinoi” sulle spalle altrui in posizione orizzontale, che il percorso era senza ritorno. Essa, a causa della notevole pendenza che la caratterizzava in alcuni tratti, sembrava progettata per offrire occasione di penitenza terrena, avvicinando, tra un fiatone e l’altro a bocca spalancata, le persone anziane al momento del trapasso nel quale sapevano di dovere “renniri l’anima a Diu”.
Per questo, si percorreva a passo lento leggermente inclinati in avanti alla ricerca del proprio baricentro, inerpicati nel pendio che ad ogni metro, quasi per ricompensa, a levante offriva allo sguardo nuovi e più ampi dettagli. Nell’erta, si superava sempre sulla sinistra, un luogo da noi conosciuto come l’orto di Scaglione, il temuto ingegnere Federale di Messina durante il periodo fascista e poi, meraviglia, s’incominciava ad intravvedere la scalinata che conduceva innanzi al Convento cinquecentesco dei Domenicani. Gli scaloni tradizionalmente di pietra arenaria locale che ricordo tondeggianti al bordo esterno della pedata erano perfettamente integri ma lisi a cagione delle frequenti intemperie e del continuo calpestio. Composta da più rampe,  consentiva di arrivare alla prima piazzola di sosta contrassegnata ancora oggi da una croce in ferro e da lì, percorrendola oltre, si giungeva innanzi all’antico complesso religioso che ricomprendeva i resti, allora ancora chiaramente leggibili, del Convento e delle due Chiese Del Santo Rosario e di Santa Maria della Scala ormai allo stato di rudere.
Il manto di catrame della circonvallazione poi realizzata che oggi agevola l’accesso ai luoghi, ha reso monca la scalinata e modificato irrimediabilmente l’armonioso assetto, portando via per sempre quel carico di magia e di pace che quel luogo ispirava.
Un tempo l’unico accesso al Camposanto era razionalmente posto alla base di una stretta salita il cui percorso è ancora oggi contrassegnato da alti ed eleganti cipressi, che sembrano con la loro imponente presenza, fugare ogni dubbio sulla destinazione del luogo. La stradina perimetra a sud ed ad ovest la chiesa sconsacrata di Santa Maria della Scala, con il suo accesso delimitato a valle da un cancelletto ancora esistente esteticamente semplice ma decoroso, i cui battenti al movimento, a causa dello stridio di ferraglia che ne derivava rafforzavano la soggezione che già di per se il luogo incuteva.
Conobbi Paesi interi, intere generazioni così, visitando ripetutamente quel luogo per anni: nonni, zii, cugini primi, secondi e terzi, e tutti i parenti di ogni ordine e grado.
Osservando le tombe, che ad una ad una venivano passate al setaccio, leggendo nomi, guardando foto e riflettendo sul solenne epitaffio che quasi sempre esaltava la generosità dei parenti in vita: “I figli ….. con affetto posero ….”, talvolta mi capitava di cogliere la sensazione strana, che quel volto offerto all’umano ricordo tristemente immortalato in posa rigida e solenne l’avevo già visto il giorno prima.
Quasi commosso per l’inattesa dipartita, ancora imberbe, chiedevo subito notizie “e comu fù, u visti aeri ‘ntà chiazza”, ma pian piano con l’esperienza capii, considerato il ripetersi dello strano ed innaturale fenomeno che avrebbe potuto giustificarsi solo con il diffondersi di una improvvisa epidemia che aveva fatto tirare le cuoia a buona parte del Paese, che invece, si trattava solo di lucida, concreta, umana lungimiranza.
Uomini e donne abituati a patire mille traversie, mille privazioni, abituati a maneggiare giorno dopo giorno e per una vita la terra, quella  stessa terra che era stata fonte di nutrimento per loro ed i loro figli, non facevano altro che pensare anzitempo al loro trapasso evitando “camorrie” ai parenti.
“Polvere siamo e polvere torneremo”, bisognava solo abituare se e gli altri all’idea, magari accettando compiaciuti qualche crisantemo o altro fiore reciso riposto per errore da vivi, ma era fondamentale gestire anzitempo il momento. Programmare i dettagli: foto scelta con cura, epitaffio, iscrizioni comprensive della data di nascita, e poi ancora: marmo, portafiori, esposizione assolata, vicini di … loculo e financo la banda.

Di tanto in tanto, tali “aspiranti” si recavano a dare una spolveratina alla loro tomba già fornita di ogni comfort compresa l’immagine fotografica selezionata fra le migliori, sempre però seriosa ed austera, evidentemente riflettendo nel mentre, su un dopo meno effimero, ma parimenti con il medesimo panorama goduto in vita possibilmente “chi nucidderi” che coloravano il loro paradiso terreno di colori mutevoli in relazione all’alternanza delle stagioni.
Conobbi anche chi per necessità si privò di tutto per una vita, ma non potette fare a meno di programmare più che dignitoso il proprio funerale,  il proprio “accumpagnamentu”. In particolare ricordo “a ‘gnura ….”. Normalmente e in tutte le stagioni, girava per le vie a piedi scalzi e vestiva di povere vesti. Un abito per l’estate marrone scuro e uno per l’inverno grigio, entrambi logori, ormai senza forma e resi attillati alla vita, come fosse una monaca, mediante una stretta corda che faceva presa ad un grossolano nodo.
Si diceva che non portasse biancheria intima e per abitudine atavica gli bastasse divaricare le gambe nella vicina campagna, ma era una diceria, perché è certo che talvolta “u rinali” l’ho visto io “sduvacari a cu passa passa” frettolosamente dal balcone sulla pubblica via.
Penso proprio, che i “caddi” sotto la pianta dei piedi ormai fungessero da solette, tanto era naturale il suo movimento, il suo incedere. Ma la morte no, quella doveva essere programmata anzitempo nei dettagli più minuziosi. Non sobria, ma vistosa al punto giusto. Aveva cinque figli e il suo amore arrivò a tal punto da pagare anzitempo una ghirlanda per ciascuno di loro: “non putiunu fari mala figura all’occhi di genti”.
 E crepi allora l’avarizia.


DIVERTIAMOCI INSIEME - Consulta Anziani di Ucria -


Anche quest’anno, nel periodo natalizio, la Consulta Anziani di Ucria organizza varie iniziative.
Si realizzerà, con la partecipazione del direttivo e di tutti i componenti della consulta, la “Pesca di Beneficienza” nei locali dell’Associazione Combattenti e Reduci di Ucria.
Si attiverà anche una tombolata e una serata di festa con gli anziani, intitolata: “DIVERTIAMOCI INSIEME”.
Tutti siamo invitati a partecipare.
Viviamo in un piccolo ma bel paese, cerchiamo di stare insieme e volerci bene.

Si coglie l’occasione di porgere gli Auguri di un Buon Natale e un Felice Anno Nuovo, a tutta la popolazione ucriese.



TRADIZIONI NATALIZIE NEL MONDO - Francesca Faranda -


Il Natale è una festività celebrata in innumerevoli parti del mondo.
Ogni popolazione sceglie di festeggiarlo con tradizioni e usi diversi, scopriamone insieme qualcuno:In Francia i bambini dispongono le loro scarpe ordinatamente, poiché Gesù Bambino passerà la notte del 24 a riporre i suoi doni dentro di esse. Addobberà anche l'albero con frutta e dolci. E' tradizione accendere un ceppo di legna per scaldare il Bambino che gira nella notte fredda.
 Da questa usanza, deriva anche uno dei dolci natalizi più diffusi, ovvero la bùche de Noêl. 
In Spagna è tradizione scambiarsi i regali il 6 gennaio quando arrivano i “Los Reyes” cioè i Re Magi. In molte città spagnole infatti quel giorno durante la “cavalcata dei Los Reyes” sfilano carri bellissimi dai quali i Re Magi distribuiscono caramelle e dolci.
In Polonia la vigilia di Natale è chiamata Festa della Stella e la tradizione vuole che, sino a quando non
compare in cielo la prima stella, non si debba iniziare la cena. Le famiglie polacche celebrano il Natale con un pasto di 12 portate a simboleggiare i 12 Apostoli. All’inizio del pasto un grande biscotto Wafer chiamato “Oplatek” che ha impressa un’immagine di Maria, Giuseppe e Gesù viene passato intorno al tavolo e ognuno ne rompe un pezzetto per mangiarlo. In molte case ancora oggi si mettono dei covoni di grano nei quattro angoli di una stanza, in memoria della stalla dove nacque Gesù Bambino. 
La Filandia è per tradizione la “casa” di Babbo Natale, che abita  all’interno di una montagna chiamata “Korvatunturi”. Questa ha tre orecchie in modo che Babbo Natale possa ascoltare i messaggi provenienti dai bambini di tutto il mondo.  In questo paese, oltre al classico albero di Natale, viene preparato all'esterno delle case un secondo alberello per gli uccellini. Si tratta, infatti, di un covone di grano legato ad un palo e addobbato con semi appetitosi.
In Irlanda la gente festeggia il Natale con molte proprie tradizioni Natalizie. Una delle tradizioni più antiche è la “Wren Boys Procession” o detta anche “Caccia allo scricciolo”, che si svolge il giorno di Santo Stefano. Il motivo di tanto accanimento nei confronti di questo uccellino è da ricercare nella leggenda del martirio di Santo Stefano secondo la quale il santo, cercando di sfuggire ai suoi persecutori si rifugiò dietro un cespuglio, ma fù scoperto a causa di uno scricciolo che volò via dal nascondiglio attirandoli verso di lui. Per questo motivo ogni 26 Dicembre un gruppo di uomini ricordano questo episodio fingendo di dargli la caccia e catturarlo. Il giorno dell’epifania invece (6 Gennaio) viene celebrato come “Il Natale delle donne” poiché gli uomini fanno i lavori di casa mentre le donne hanno la giornata libera.
In Messico la settimana del Natale viene celebrata in tutto il paese con lo “posadas” a ricordo del pellegrinaggio di Giuseppe e Maria in cerca di un posto dove far nascere il bambino. Alla fine di questa processione vengono organizzati dei grandi pranzi durante i quali si romp
ono le “pentolacce” o “piñata fatte di cartapesta e contenenti frutta, canditi e dolci. Nonostante le sue diverse manifestazioni, alcune anche piuttosto bizzarre,  il Natale è un evento che celebra la famiglia, è una ricorrenza che,  nonostante i problemi, riscalda il cuore con il calore di quella speranza che tutto può andare bene! 
Cambiano i paesi, i costumi, le tradizioni e le lingue ma la magia del Natale è sempre la stessa, ovunque.

Buone feste!!

IL VERO SIGNIFICATO DEL NATALE - Salvatore Lo Presti –


“Il Natale…. Dal latino "dies natalis": giorno della nascita”

Chiediamoci innanzitutto: che cos’è il Natale per noi?
Una domanda che non sempre ci poniamo e a cui, molto probabilmente, come risposta abbiamo dato quella che ci hanno passato la società di oggi, con i suoi modi di fare consumistici e con tutte le storie e leggende che si sono inventate per rendere una festa religiosa un modo per fare shopping selvaggio, pensando solo a se stessi e alla propria avidità dell’avere e non del dare.
In ogni caso, per la maggior parte delle persone, il “Natale” è la festa che secondo la tradizione religiosa cristiana si celebra il 25 dicembre e commemora la nascita di Gesù Cristo.

Pochi sanno che circa la data di quest’evento gli storici non hanno mai saputo fornire elementi certi.
La festa del 25 dicembre sarebbe stata istituita per contrapporre una celebrazione cristiana a quella mithraica del “dies natalis Solis Invicti” (giorno natalizio dell’invincibile Sole).
La festa pagana del solstizio d’inverno era una ricorrenza importante per gli antichi romani, che in quel giorno celebravano la festa del dio Sole. Durante queste feste che andavano dal 17 al 21 di dicembre ("I Saturnali") e la festa vera e propria del “Sol Invictus” del 25, il cui culto era stato introdotto dall'Imperatore Aureliano, si usavano i simboli dell'eterna giovinezza di Dioniso: mirto, lauro, edera...

(Immagine dei simboli dell’eterna Giovinezza di Dioniso: mirto, lauro ed edera)

Il greco Dioniso veniva considerato come il divino bambino nato in maniera miracolosa da una vergine celeste. Dioniso era stato latinizzato col nome di Mithra di cui in oriente si celebrava la festa la sera del 24 dicembre. Era il dio iraniano dei misteri, il dio solare dell’amicizia e dell'ordine cosmico, nato dalla pietra e portatore della nuova luce Genitor luminis. In quella sera i fedeli a questo dio accendevano dei fuochi per aiutare il sole a salire più in alto sopra l’orizzonte.
La chiesa cristiana scelse la data del 25 dicembre come giorno di nascita del Cristo semplicemente per cristianizzare una festa pagana molto sentita dalle masse popolari. E così l’imperatore Costantino (280-337) riunì il culto del sole, di cui egli era il figlio protetto, e il culto al dio Mithra con il cristianesimo.
E’ sotto il suo regno che appare la festa del Natale.
Si menziona per la prima volta tale festa cristiana al 25 di dicembre in un calendario liturgico romano del 354. Tuttavia la celebrazione del Natale è già attestata a Roma intorno al 336, dopo che la festa più antica dell'Epifania (manifestazione) era stata trapiantata dall'Oriente in Occidente. Da Roma il Natale si diffonde in Africa, in Spagna e nel Nord Italia. Giovanni Crisostomo ne attesta la celebrazione ad Antiochia come festa separata dall'Epifania. Ma è solo sotto l'imperatore Giustiniano (527- 565 d.C.) che il Natale viene riconosciuto come festa legale per l'Occidente.
A tale tradizione quindi la celebrazione del Natale ha voluto collegarsi per indicare l’avvento della Luce del Mondo, che giunge a squarciare le Tenebre. È il Bambino, che venendo al mondo, inaugura una nuova vita, e porta la Luce a tutti gli uomini.
La vera storia di Babbo Natale
L’uso di fare doni ai bambini in occasione del solstizio d'inverno c'è sempre stato. Ma nel passato i regali non li portava Babbo Natale. A portare i regali ai bambini ci pensavano gli elfi, gli angeli, le fate, i Rè MagiSanta LuciaGesù Bambinola Befana. La figura di Babbo Natale si ricollega a San Nicola di Mira, infatti il nome Santa Claus deriva dal nome latino di San Nicola: Sanctus Nicolaus. Nella prima metà del IV secolo d.C. nella ricca città di Mira, in Asia Minore, viveva un vescovo davvero molto speciale, San Nicola, del quale, in mancanza di notizie storiche certe, si tramandano molte leggende.
Per diventare ciò che è attualmente, la leggenda e la storia di Babbo Natale - San Nicola dovette arrivare negli Stati Uniti al seguito degli immigrati olandesi e, infine, a New York trovò Clement Clark Moore, che nel 1822 scrisse per i suoi sei figli la poesia "A visit from St. Nicholas" in cui lo descriveva in vesti nuove.
(Immagini di S.Nicola e di Babbo Natale nell’immaginario collettivo di oggi)

Il successo fu immenso e lui, con i nomi di Santa ClausFather ChristmasPapa Noèl,Weithnachtsmann, diventò il più amato portatore di doni e regali.
Infine a voi lettori mostro un racconto sul Natale che mi ha molto colpito:
Nonno, dai, raccontamela di nuovo.... - disse Marcello al nonno che intanto gli rimboccava la copertina... -Ma tesoro, te l'ho raccontata già mille volte.... Va bene, va bene, te la racconterò di nuovo.... "Era la notte di Natale di tanto, tanto tempo fa nella nostra fredda e nebbiosa città... Ma dello spirito natalizio c'era ben poco caro nipote... Le strade erano deserte, dalle finestre nessuna luce emanava amore. Nelle case non c'erano alberi, nè addobbi, nè dolci... Per le strade vagabondi e ragazzi di bande diverse che litigavano tra di loro... Al centro della strada camminava un bambino, biondo, con gli occhi di un azzurro indefinibile... Tutti quelli che erano per strada si fermarono a guardarlo dapprima meravigliati, poi si avvicinarono lentamente a lui notando che era vestito soltanto di una bianca e leggera camicia. All'improvviso uno dei ragazzi, vedendo che nella mano destra il bambino aveva una palla colorata e lucente e dall'altra una letterina, iniziò a ridere e con le mani indicava la follia del povero bambino. Anche il piccolo si fermò e guardò i ragazzi... All'improvviso socchiuse le labbra e dalla sua bocca una dolcissima e profonda melodia iniziò a diffondersi tra i vicoli dell'immensa città. I ragazzi smisero di colpo di ridere e rimasero come pietrificati. intanto la gente che era in casa, iniziò ad uscire in strada o ad affacciarsi ai balconi, mentre il piccolo, con lo sguardo fisso nel vuoto continuava a cantare e si mise di nuovo a camminare... poco più avanti c'era una grande piazza con un grande abete e il bimbo guardava la punta di quel grande albero... Si fermò un istante, guardò indietro e vide che la gente lo seguiva, poi guardò alla sua destra e vide steso a terra un povero bambino vagabondo come lui che dormiva piangendo, forse sognando la madre mai avuta... Il bambino biondo si inchinò verso di lui e gli regalò una sua lacrima... poi lo svegliò, lo fece alzare e gli diede la sua palla rossa e lucente... Lo prese per mano e insieme raggiunsero il grande albero. Il biondo bambino chiese al piccolo vagabondo: -Qual è il tuo desiderio più grande? - - Rivedere la mia mamma- -Rendiamo quest'albero più bello, vuoi?... E detto questo posò la letterina su un ramo dell'albero, mentre l'altro bambino appendeva quella sfera luccicante... Negli occhi della gente sgorgavano copiose le lacrime, ma nessuno sapeva spiegarsi il perché. Tutti si avvicinarono all'albero, quelli che erano ancora sui balconi iniziarono a gettare monete d'oro e di cioccolato... quelli che erano per strada iniziarono ad abbellire quell'albero con tutto quello che avevano: chi con sciarpe, chi con bracciali, chi con nastri colorati... La piazza si riempì di gente che quella sera si sentì davvero felice... Intanto in un angolo della piazza il piccolo vagabondo giaceva disteso davanti all'uscio di una casa... Con una lacrima sul viso e un sorriso tra le labbra la sua anima era volata in cielo tra le braccia del dolce angelo biondo... il primo grande desiderio di Natale si era avverato" Marcello, hai capito l'albero cosa rappresentava? -Si nonno...
e voi, che leggete questo racconto, avete capito cosa rappresentava? 

Riporto di seguito la poesia scritta da Clement Clark Moore, sia la versione originale, che la traduzione in Italiano

“A Visit From St. Nicholas”
(Versione Originale)


'Twas the night before Christmas, when all through the house
Not a creature was stirring, not even a mouse;
The stockings were hung by the chimney with care,
In hopes that St. Nicholas soon would be there;


The children were nestled all snug in their beds,
While visions of sugar-plums danced in their heads;
And mamma in her 'kerchief, and I in my cap,
Had just settled down for a long winter's nap,



When out on the lawn there arose such a clatter,
I sprang from the bed to see what was the matter.
Away to the window I flew like a flash,
Tore open the shutters and threw up the sash.


The moon on the breast of the new-fallen snow
Gave the lustre of mid-day to objects below,
When, what to my wondering eyes should appear,
But a miniature sleigh, and eight tiny reindeer,



With a little old driver, so lively and quick,
I knew in a moment it must be St. Nick.
More rapid than eagles his coursers they came,
And he whistled, and shouted, and called them by name;


"Now, Dasher! Now, Dancer! Now, Prancer and Vixen!
On, Comet! On Cupid! On, Donder and Blitzen!
To the top of the porch! to the top of the wall!
Now dash away! dash away! dash away all!"


As dry leaves that before the wild hurricane fly,
When they meet with an obstacle, mount to the sky,
So up to the house-top the coursers they flew,
With the sleigh full of toys, and St. Nicholas too.



And then, in a twinkling, I heard on the roof
The prancing and pawing of each little hoof.
As I drew in my hand, and was turning around,
Down the chimney St. Nicholas came with a bound.


He was dressed all in fur, from his head to his foot,
And his clothes were all tarnished with ashes and soot;
A bundle of toys he had flung on his back,
And he looked like a peddler just opening his pack.



His eyes -- how they twinkled! his dimples how merry!
His cheeks were like roses, his nose like a cherry!
His droll little mouth was drawn up like a bow,
And the beard of his chin was as white as the snow;




The stump of a pipe he held tight in his teeth,
And the smoke it encircled his head like a wreath;
He had a broad face and a little round belly,
That shook, when he laughed like a bowlful of jelly.
He was chubby and plump, a right jolly old elf,
And I laughed when I saw him, in spite of myself;
A wink of his eye and a twist of his head,
Soon gave me to know I had nothing to dread;



He spoke not a word, but went straight to his work,
And filled all the stockings; then turned with a jerk,
And laying his finger aside of his nose,
And giving a nod, up the chimney he rose;


He sprang to his sleigh, to his team gave a whistle,
And away they all flew like the down of a thistle.
But I heard him exclaim, ere he drove out of sight,
"Happy Christmas to all, and to all a good-night."

“A Visit From St. Nicholas”
(Traduzione in Italiano)


Era la notte prima di Natale, quando in tutta la casa
Non una creatura si muoveva, neanche un topo;
Le calze erano appese al camino con cura,
Nella speranza che San Nicola arrivasse presto a far visita;


I bambini erano tutti immersi nei loro letti accoglienti,
Mentre sogni di cose favolose danzavano nelle loro teste,
E la mamma nel suo fazzoletto, e io nel mio berretto,
Ci eravamo appena preparati per il pisolino del lungo inverno,


Quando sul prato si sentì un tale frastuono,
Che balzai dal letto per vedere cosa stesse succedendo.
Verso la finestra ho volato come un lampo,
Ho aperto le persiane e mi sono avvolto nella sciarpa.


Sulla superficie della fresca neve, appena caduta, la Luna
Gettava
una luce sugli oggetti come se fosse in pieno giorno;
Infine, davanti ai miei occhi meravigliati, mi apparvero
Una slitta in miniatura, e otto piccole renne,


Con un piccolo vecchio guidatore, così vivace e veloce,
Che capii subito che doveva trattarsi di St. Nick.
Più rapidi delle aquile vennero i suoi corsieri,
E lui fischiò, e gridò, e li chiamò per nome:


“Ora! Dasher, ora! Dancer, ora! Prancer e Vixen,
“Su! Comet, su! Cupido, su! Donder e Blitzen;
“Sopra al portico! Oltre il muro!
“Ora Dash via! Dash via! Dash allontaniamoci tutti!”


Come foglie secche davanti al soffio di un selvaggio uragano,
Quando incontrano un ostacolo, salirono verso il cielo;
Così fino oltre le case i corsieri volarono,
Con la slitta piena di giocattoli – e di San Nicola anche.


E poi in un batter d’occhio, ho sentito sul tetto
Il rampare e scalpitare di ogni loro piccolo zoccolo.
Il tempo di rendermi conto della situazione e di voltarmi,
Che San Nicola è venuto giù per il camino con un balzo.


Era avvolto tutto in una pelliccia, dalla testa ai piedi,
E i suoi vestiti erano tutti sporchi di cenere e fuliggine;
Teneva appeso sulla schiena un sacco pieno di giocattoli,
tanto da sembrare un venditore ambulante in procinto di aprire l’attività.


I suoi occhi – come brillavano! Le sue fossette: che allegre,
Le sue guance erano come rose, il suo naso come una ciliegia;
La sua bocca divertita era distesa come un arco,
E la barba sul mento era bianca come la neve;


Tra i denti teneva stretta l’estremità della pipa,
E il fumo gli circondava la testa come una corona.
Aveva una faccia larga, e un pancino rotondo
Che fu subito scosso dalla sua risata, come una coppa piena di gelatina.
Era grassottello e paffuto, un vecchio elfo allegro,
E mio malgrado io risi di rimando nel vederlo;
Con una strizzata d’occhio e un cenno del capo
Mi fece subito capire che non avevo niente da temere.


Lui non disse una parola, ma si mise subito al lavoro,
E riempì tutte le calze; poi si girò di scatto,
E mise il dito davanti al suo naso
E dando un cenno con la testa, ritornò su per il camino.


Balzò sulla slitta, rivolse un fischio ai suoi compagni,
E via tutti volarono, come fa un cardellino:
Ma ho sentito esclamare, prima che sparisse lontano dalla vista,
Buon Natale a tutti, e a tutti una buona notte.



Auguri di buon Natale a tutti i figli di Ucria e a tutti coloro che ogni giorno si svegliano e fanno del bene in questo mondo, perché non perdano mai la speranza che quello che fanno serva a qualcosa e soprattutto, che nonostante tutte le difficoltà che incontrano, possano trovare la forza e la volontà di proseguire nella loro missione, perché mi fa sentire veramente meglio sapere che in questo mondo, corrotto e sempre più governato dal denaro, ci siano persone che si impegnano in quello che fanno per il semplice fatto che credono in quello che fanno.