giovedì 22 gennaio 2015
Racconto – La Donna e il Pircante Storico - Reale - Misterioso Fantastico - Antonia Maria Orifici
Racconto – La Donna e il Pircante
Storico - Reale - Misterioso - Fantastico
Mia nonna mi raccontava che tanto tanto tempo fa, nelle vicinanze di casa sua, viveva una vecchietta che la chiamavano Donna Maria Antonia; morto il marito, la donna si sposò con un signore, Mastro Carmine e lavoravano entrambi la terra.
Si racconta che la vecchietta badava alla famiglia e l‟accudiva con tanto amore. Tutti i giorni vedeva sempre un signore col cappello, che si sedeva vicino alla finestra e lavorava la calza con grande interesse. Quando la vecchietta è morta, i parenti hanno restaurato la casa e al posto del denaro trovarono la brace.
Non si sa se era il pircante.
Mi domando chissà cosa rappresentava ai tempi antichi questo signore? Chi sa chi lo sa.
Rimarrà sempre un enigma chiamandosi così: La donna e il pircante del mistero.
Indovinello:Pircante, pircantello, furbetto lavori la calzetta. Cosa nascondi nella tua giarrottella? Denaro o carbonella? Mistero, misterello.
Storico - Reale - Misterioso - Fantastico
Mia nonna mi raccontava che tanto tanto tempo fa, nelle vicinanze di casa sua, viveva una vecchietta che la chiamavano Donna Maria Antonia; morto il marito, la donna si sposò con un signore, Mastro Carmine e lavoravano entrambi la terra.
Si racconta che la vecchietta badava alla famiglia e l‟accudiva con tanto amore. Tutti i giorni vedeva sempre un signore col cappello, che si sedeva vicino alla finestra e lavorava la calza con grande interesse. Quando la vecchietta è morta, i parenti hanno restaurato la casa e al posto del denaro trovarono la brace.
Non si sa se era il pircante.
Mi domando chissà cosa rappresentava ai tempi antichi questo signore? Chi sa chi lo sa.
Rimarrà sempre un enigma chiamandosi così: La donna e il pircante del mistero.
Indovinello:Pircante, pircantello, furbetto lavori la calzetta. Cosa nascondi nella tua giarrottella? Denaro o carbonella? Mistero, misterello.
HELLO, MY NAME IS… - VINCENT SCALISI-
HELLO, MY NAME
IS…
- VINCENT
SCALISI-
Hello, my name is Vincent
Scalisi. I
live just outside of Boston Massachusetts, USA. My Grandfather,
Dominic Scalisi was born in Ucria in 1886 , His parents were Vincenzo Scalisi and Concetta Murabito Scalisi who
lived in Ucria. I am coming to visit Ucria in the spring of
2015. I will be in Sicily from May 6th thru May 10th. I
would like to visit the graves of my great garandparents and visit the church
my grandfather was baptized in. Maybe there will be a chance to have
a drink or something to eat with some Scalisi’s who still live in Ucria as
well. I was wondering if you
know of any rooms to rent in Ucria. I cannot find any on the
internet. I also want to say that I don’t speak very much Sicilian,
but my friend who was born in Roccobalumba is translating for me.
Thank you and I very much look forward to seeing
Ucria.
Vincent Scalisi
Boston MA, USA
(TRADUZIONE)
Ciao,
Il mio nome è Vincent Scalisi. Vivo appena fuori Boston Massachusetts, USA.
Vengo a visitare Ucria nella primavera del 2015. Io sarò in Sicilia dal 6 maggio -10 maggio.
Mio nonno, Domenico Scalisi, è nato a Ucria in 1886, i suoi genitori, i miei grandi genitori Grandi, erano Vincenzo Scalisi e Concetta Murabito Scalisi che ha anche vissuto in Ucria.
Sarò in visita Ucria per vedere la chiesa mio nonno fu battezzato e sarò in visita al cimitero per vedere le tombe dei miei bisnonni. Mi piacerebbe l'opportunità di incontrare e salutare con un po 'di Scalisi che vivono ancora in Ucria e possibilmente condividere tutte le informazioni che possono avere davanti a una tazza di caffè espresso.
Mi chiedevo se vedi camere da affittare in Ucria. Non riesco a trovare alcuna informazione su internet e speravo di potermi aiutare con questo. Voglio anche dire che io non parlo molto siciliano così il mio migliore amico, Frank Aniello nato a Roccapalumba, mi sta traducendo questa lettera.
Grazie e sono molto ansioso di vedere Ucria.
Sinceramente.
Vincent Scalisi
Boston MA, USA
Il mio nome è Vincent Scalisi. Vivo appena fuori Boston Massachusetts, USA.
Vengo a visitare Ucria nella primavera del 2015. Io sarò in Sicilia dal 6 maggio -10 maggio.
Mio nonno, Domenico Scalisi, è nato a Ucria in 1886, i suoi genitori, i miei grandi genitori Grandi, erano Vincenzo Scalisi e Concetta Murabito Scalisi che ha anche vissuto in Ucria.
Sarò in visita Ucria per vedere la chiesa mio nonno fu battezzato e sarò in visita al cimitero per vedere le tombe dei miei bisnonni. Mi piacerebbe l'opportunità di incontrare e salutare con un po 'di Scalisi che vivono ancora in Ucria e possibilmente condividere tutte le informazioni che possono avere davanti a una tazza di caffè espresso.
Mi chiedevo se vedi camere da affittare in Ucria. Non riesco a trovare alcuna informazione su internet e speravo di potermi aiutare con questo. Voglio anche dire che io non parlo molto siciliano così il mio migliore amico, Frank Aniello nato a Roccapalumba, mi sta traducendo questa lettera.
Grazie e sono molto ansioso di vedere Ucria.
Sinceramente.
Vincent Scalisi
Boston MA, USA
L’ANGOSCIANTE NOSTRA FRAGILITÀ – L’ARCHITETTURA DEL RIUSO E DEI FIORI - Achille Baratta –
L’ANGOSCIANTE NOSTRA FRAGILITÀ –
L’ARCHITETTURA DEL RIUSO E DEI FIORI
- Achille Baratta –
Noi siamo quello in cui
crediamo e in cui ci dibattiamo con spirito di servizio;
perché il domani si coniughi col passato e diventi il futuro dei nostri figli e
dei nostri nipoti. Il movimento culturale per il riuso architettonico ora è
diventato una spinta per l'economia.
I recenti fatti
tellurici che si sono manifestati nel cuore
produttivo del nostro Paese ne sollecitano l'attualità e stessa responsabilità
di chi opera sia nel pubblico che nel privato.
Presento uno scritto che tratta questo tema architettonico che ha
come scopo la divulgazione anche nelle scuole e nello spirito di servizio che
ci contraddistingue nel nostro operato a servizio della collettività.
Il libretto è
sintetico, è scritto da due donne, una architetto e una ingegnere ed è
presentato da un padre vecchio sostenitore del riuso.
Quale migliore
occasione per coniugare lo spirito di amicizia che ci lega?
Andare
oltre la parola è un dovere e con questa mia proposta concreta aderisco
all'iniziativa che porterà certamente ad interessanti risvolti con una spesa
minima per riparlare della Fiera di Messina. Sono questi i concetti fondanti
del nuovo credere, del nuovo agire, sono sicuro che questa mia iniziativa che
non grava sul bilancio dell'Ente ma che ne aumenta il prestigio e il peso culturale,
guardando da un nuovo punto d’osservazione che ne cambia la prospettiva.
Tutto questo mi connota come un classico-contemporaneo tendente
alla rivoluzione culturale per un'architettura fuori dagli schemi che diventa
quasi poesia.
Tutto questo mi fa piacere, perché significa che il mio lavoro può
continuare ad avere un senso anche per le altro generazioni. La poesia deve
cercare le costanti eterne al di là delle contingenze, ma per riuscirvi non
deve lasciarsi scoraggiare. Ci sono opere molto importanti, ad esempio quelle
di Bilbao, che però si lasciano travolgere dal non senso del mondo.
L'essere umano non è
fatto per morire sul posto come i personaggi di Moliere. Per questo, dobbiamo
sempre conservare e trasmettere il principio della speranza che è il cuore
della vita.
La poesia è la speranza nel linguaggio, l'architettura. In
speranza del fare o del rifare perché è un ricamo o una sinfonia e non può
avere altri connotati.
Tutto questo nella piena convinzione che la vera architettura
poetica è il contrario della solitudine, proprio perché mira a rendere più
intenso il rapporto con solitario, rinchiudendosi nella propria differenza,
finisce non sopportare più gli altri.
La vicinanza di altri è invece sempre benefica alla poesia. Certo è io ne ho beneficiato tutta la vita.
Come dell'amicizia e la lealtà di cordata.
L'architetto, il poeta,
il professionista che non scrive e quindi non divulga il suo pensiero, ha un
percorso professionale monco e non lascia eredi.
Questa
è l’introduzione al libretto edito al 2013, che continua con altre riflessioni
e un breve riferimento alle precedenti edizioni che erano rivolte in modo
specifico all’abbattimento delle barriere architettoniche e anche di quelle
culturali e in particolare si è scritto sull’accessibilità del territorio.
L’accessibilità
del territorio e dello spazio costruito oggi si coniuga con la sicurezza e
diventa la rappresentazione di un problema sociale che coniuga diverse
problematiche che distinguono e fanno la differenza nel cammino verso la
civiltà anche in tempo di crisi. Il D.P.R. del 27 luglio 1996 n. 503 (G.U. 303
del 28/12) cambia e amplia il concetto di barriere architettoniche.
Abituarsi
al riuso integrandolo in alcuni settori ed armonizzando, dopo oltre 30 anni di
ombre in materia, le prescrizioni ed i criteri progettuali per la
realizzazione di edifici e spazi di proprietà pubblica e privata. Viene
accentuato il ruolo delle scelte strategiche effettuate al livello di Pianificazione
Urbanistica e del settore dei Trasporti, per la determinazione di un
territorio "accessibile" costituito da un'ossatura portante di
servizi pubblici raggiungibili e fruibili da parte di chiunque.
Non
è più possibile dimenticare un patrimonio architettonico facendolo distruggere
dalla mancata redditività. La valutazione dei rischi negli ambienti lavorativi,
prevista dal D.Lgs. 626/94 ed in particolare del rischio incendio, richiede
di effettuare concretamente questo raccordo al fine di individuare misure
preventive, protettive e gestionali coerenti con le caratteristiche ed esigenze
dei soggetti particolarmente esposti (lavoratori, personale esterno e pubblico)
che presentano ridotte o impedite capacità moto rie
o sensoriali in forma temporanea o permanente lì volume si rivolge ad una
pluralità di operatori progettisti, studi tecnici, consulenti, datori di
lavoro, responsabili del servizio di prevenzione e protezione aziendali, ma
soprattutto alla riqualificazione ambientale può essere più un fatto transitorio.
Questo libretto
divulgativo si rivolge alla pluralità politica, agli operatori, ai datori di
lavoro, ai responsabili dei servizi pubblici, a privati, ma soprattutto alla
gente comune che va informata e quindi messa in grado di partecipare. L'informazione come dovere di servizio, come dovere professionale
e culturale per crescere ulteriormente nel difficile cammino del progresso e
della comunità.
E poi ancor di più una riflessione sulla nostra fragilità che non può solo
angosciarci ma va prevenuta e coniugata con la sicurezza e al rilancio
economico permanente,
Il termine "barriere architettoniche", entrato nella normativa
italiana e nel linguaggio corrente, deriva dall’espressione inglese "architectural barriers",
rappresenta tutti gli ostacoli materiali presenti nello spazio urbano ed
edilizio che non permettono l'agibilità alle persone fisicamente svantaggiate.
Un
breve accenno anche al danno erariale che occorre rivedere e condurlo al mancato diritto di godere di un
edificio pubblico conservandolo e mantenendolo in efficienza.
L’abusiva
non può essere soltanto l’edificazione selvaggia e la cementificazione che per
fortuna non si rivolge solo alla sicurezza ma anche all’abbandono, non si può
abbandonare un tesoro senza una giustificazione motivata e approvata anche da
tutte le istituzioni che di fatto per legge approvano solo l’edificazione.
Bisogna
certamente guardare al riuso per evitare che i nostri centri storici diventino
i centri dell’abbandono e dell’incuria.
Tutto questo è frutto
di una filosofia progettuale che è il vero credo di un professionista delle
piccole cose che guarda con distacco agli interventi degli ArchiStar che sono la personificazione del grande, che invade e ci
confonde solo per lucrare e trasformare il progetto in un elemento
pubblicitario che suscita meraviglia in un mondo occidentale che dimentica il
problema della fame del mondo.
UCRIA CITTA’ DEI… LUOGHI SACRI - Salvatore Lo Presti –
UCRIA CITTA’ DEI… LUOGHI SACRI
- Salvatore Lo Presti –
Il luogo di culto di cui tratteremo in questa prima
uscita di questa rubrica sarà quello più importante e cioè il nostro bellissimo
duomo ovvero la Chiesa S.
Pietro Apostolo meglio conosciuta come Chiesa Madre.
Occupa un’area complessiva di mq. 1.100 circa. Il suo
interno misura una lunghezza di ml. 37 e una larghezza di ml. 20 circa.
Dal lato Est, vi è la porta principale che
generalmente viene usata nelle grandi occasioni e durante le feste principali,
per il transito delle “Vare”.
Il portone di pietra dell’ingresso principale è
riccamente ed abilmente lavorato. Ai due lati vi sono incavate n. 4 nicchie
(due per ogni lato), in atto vuote. Vi sono inoltre due magnifiche colonne di
pietra (una per ogni lato), poste su pilastrini e sormontate da capitelli di
stile corinzio.
Sul frontone del portone vi è scolpito uno stemma
raffiguranti due grosse chiavi incrociate (chiavi del “Regno dei Cieli”
affidate a S. Pietro).
Tutto il lato Est è chiuso da una cancellata di ferro.
Mediante numerosi scalini si può superare il dislivello che c’è tra il piano
stradale e quello del portone.
Nel lato Nord vi è il portone secondario, attraverso
il quale abitualmente si svolge il transito, nel cui frontone soprastante vi è
incisa la seguente scritta:
“TEMPLUS DIVI PETRI 1636 LAPIS INYURIA FRANCITUS ANNO
1840 INTEGRATUS”.
La chiesa è di stile rinascimentale. Il suo interno è
composto da tre navate; è molto ampio ed è decorosamente sistemato. La navata
centrale, che ha un’altezza di metri 12 circa, poggia su archi a tutto sesto,
sorretti a loro volta, da 8 colonne di pietra, snelle ed eleganti e da 4
magnifici pilastri di pietra intagliata. Ogni colonna è composta da un unico
pezzo, che poggia su una base cubica ed è sormontata da un bellissimo capitello
di stile corinzio. N. 10 ampie finestre disposte 5 per ogni lato, ed altre
nella parete dal lato Est, illuminano ampiamente l’interno della chiesa. Per la
illuminazione elettrica dell’interno vi sono inoltre appesi al soffitto numerosi
lampadari di cristallo a forma di ninfea.
Entrando dalla porta principale si passa sotto una
impalcatura di legno, alla sommità della quale si accede mediante una scaletta
a chiocciola. Ivi dal 1912 vi è sistemato un magnifico organo che ha un suono
dolcissimo, e che fino a poco tempo fa, durante i riti religiosi e la
celebrazione dei matrimoni, diffondeva, attraverso la chiesa, dolcissime note.
L’organo è stato restaurato nel 2010 per volere della Soprintendenza per i Beni
Culturali e Ambientali di Messina
dalla ditta Arte Organaria di A. & A. Bovelacci.
Nel lato sinistro di detto portone vi è una tomba di
marmo bianco, riccamente lavorata, che poggia su due leoni di marmo color
marrone. È sormontata da uno stemma gentilizio raffigurante nel lato superiore
sinistro un albero con radici nude e nella parte inferiore sinistra un toro
affiorante dalle onde marine.
Nel lato destro del portone principale vi è un fonte
battesimale di marmo, a fianco di questo vi è il portone secondario, ed
immediatamente dopo vi è un altare in muratura su cui, una magnifica statua di
S. Pietro, dimora da secoli. Detta statua è di legno ed è coperta con un manto
di colore marrone, e tiene alcune chiavi nella mano destra. Essa è
antichissima, di autore ignoto, ed il suo stato di conservazione è tutt’ora
ottimo.
Segue, sullo stesso lato, un grande Crocefisso che
lascia scoprire una profonda espressione di dolore e di pietà. È raffigurato
con la pelle di colore scuro e parte del corpo è ricoperta da un manto blu. Le
sue ferite, specie quella dei ginocchi, impressionano e commuovono. L’opera è
di legno e se ne sconosce l’autore. Dietro il Crocefisso vi è una magnifica
tela, pure di autore ignoto, che raffigura la Madonna circondata da
molti Angeli, i quali piangono la morte di Gesù.
Di fronte al Crocefisso vi è un magnifico pulpito
costruito in cemento armato. A fianco di esso vi è un confessionale di legno.
Le tre navate concludono nel transetto contenente le 3
absidi sul lato Ovest e 2 altari (1 dal lato Nord e l’altro dal lato Sud) Dal
lato Nord l’altare fiancheggiato da due colonne contiene due statue una
raffigurante “l’Immacolata Concezione” e l’altra che fa vedere “San Giuseppe
che tiene per mano Gesù bambino”, di autore ignoto.
A fianco dell’altare appena accennato vi si scorge una
tomba di marmo bianco, posta su due leoni di marmo marrone.
Nella rimanente parete vi è un magnifico quadro a olio
delle dimensioni di m 1,50 x 2,00, raffigurante S.Antonio Abate, con un libro
sotto il braccio sinistro.
Nel lato Ovest nell’abside di destra vi è un primo
altare in muratura rimasto rustico, su cui vi dimora da lungo tempo la statua
in marmo bianco di Maria SS. della Scala.
Nell’abside centrale entro un magnifico cappellone
viene conservata la statua del Signore della Pietà. Nella cupola dell’abside,
fino all’anno 1958, epoca in cui la chiesa subì profondi restauri, vi era
raffigurato il Padre Eterno dimezzo ad un cumulo di nuvole, con le braccia
aperte, in atteggiamento di invitare gli Ucriesi a rifugiarsi nel suo regno. La
figura ad Olio del Padre Eterno misurava metri 6 x 10, circa.
Il cappellone è fiancheggiato da quattro colonne.
Nella parte alta è raffigurato il Trono di Dio. Quattro magnifici angeli
disposti a forma di corona, sorreggono uno stemma gentilizio. A sinistra della
cappella vi è scolpito un bellissimo angelo intento a mostrare le vesti delle
quali fu spogliato Gesù (Sacra Sindone).
Tutto il cappellone è riccamente dipinto in oro. Ai
piedi del cappellone vi è l’altare maggiore, ampio e decoroso, ricoperto da un
magnifico antialtare, riccamente ricamato in oro. A destra di detto altare vi è
scritto: “ERECTA 1685” .
Ai due lati dell’altare vi sono due sedie gestatorie,
le quali lasciano un ampio spazio che serve per l’accesso nella parte
posteriore del cappellone, da dove una porticina consente l’uscita all’aperto.
Nell’abside sinistra invece vi è un bellissimo altare
rivestito di marmo bianco riccamente intarsiato. In esso vi si conserva il SS.
Sacramento, da secoli perpetuamente illuminato da due lampade d’argento,
alimentate ad olio.
Dopo l’altare maggiore, l’altare che meglio risulta
arredato è quello esistente nel transetto sul lato Sud. Nel suo interno vi è un
magnifico pannello ligneo riccamente e abilmente intarsiato, da mano ignota. Il
pannello è contenuto tra due colonne di pietra, alla sommità delle quali vi
sono scolpite figure varie ed angeli. In alto vi è posto uno stemma di pietra
raffigurante un leone rampante; a centro di detto stemma vi è scritto: “ALTARE
PRIVILEGIATUM”.
Sull’altare vi è posta una bellissima statua di marmo
raffigurante la Madonna
della Grazia col bambino in grembo, in atteggiamento quasi di pianto. Essa è di
autore ignoto ed è in ottimo stato di conservazione.
Nella navata laterale a Sud, nell’altare che segue vi
è posta la statua di S. Francesco d’Assisi, intento a contemplare il
Crocifisso. È un’opera in carta pesta di Luigi Gualcì, di Lecce. Nel marmo
antistante l’altare vi si legge: “PAX ET BONUM”. A fianco dell’altare vi è la
porta d’accesso alla sacrestia. Sulla parte alta della porta vi è un quadro
raffigurante la Madonna
della Lettera, padrona di Messina, col piccolo Gesù in braccio, sul cui capo
due angeli sono intenti a collocare una corona di fiori.
Segue un altro altare la cui parte superiore è rustica
mentre la parte inferiore è ricoperta con marmo grigio. Su di esso vi è posta
la statua del Sacro Cuore di Gesù, ai cui piedi vi sono due angeli. L’opera,
che è di gesso, è dello scultore Luigi Santifaller di Ortisei (Bolzano).
A fianco di predetto altare vi è un piccolo quadretto
di S. Rita, ed a fianco a questo una nicchia ai piedi della quale vi è un
altare rimasto rustico. Sopra il predetto altare vi è posta la maestosa
immagine della Madonna del Rosario, ai piedi della quale vi è scritto: “AVE
MARIA”.
La statua , che è di autore ignoto, è di cartapesta e
sotto di essa vi sono le statue di S. Domenico e di S. Caterina. Vi è inoltre
un’altra statuetta di S. Antonio di Padova, intento ad offrire pane ad un
poverello. L’opera è di gesso ed il suo autore è Ferdinando Stufflessar.
L’ultimo altare esistente dal lato Sud è interamente
ricoperto con pregiato marmo di vari colori. Su di esso vi è posta la statua
dell’addolorata, di grandezza quasi naturale, con un pugnale immerso nel petto.
L’opera, che è di cartapesta, è dello scultore Luigi Guaccì di Lecce.
Sotto il livello del pavimento vi era un vastissimo
ossuario, dove venivano tumulati i defunti, alla rinfusa, fino alla istituzione
dei cimiteri.
Il soffitto ligneo è sostenuto da capriate palladiane
e puntoni nella navata centrale, e da mezze capriate e puntoni nelle 2 navate
minori. Al centro del soffitto ligneo della navata centrale, vi è riprodotto
l’effigie del Signore della Pietà.
IL SIGNORE
DELLA PIETA’ PROTETTORE DI UCRIA
La chiesa Madre di Ucria, sin dalla sua originaria
costruzione risalente probabilmente agli albori del Cristianesimo, fu dedicata
a S. Pietro Apostolo, in onore del quale per molto tempo si organizzarono riti
religiosi e festeggiamenti. Più tardi, però, in epoca imprecisata, col
sopraggiungere della statua del Signore della Pietà in Ucria, la maggiore
attenzione e la più profonda devozione si spostarono su quest’ultimo,
trascurando la devozione verso S. Pietro.
La data sotto la quale la statua in parola raggiunse
Ucria è assolutamente ignota e perciò si fa strada la leggenda, secondo cui in
tempi remotissimi, la statua stessa, partita da lontano, giunse in Ucria, da
dove avrebbe dovuto proseguire per altri luoghi. Ma giunta dove oggi sorge la
chiesa Madre, per divina volontà, volle fermarsi e rimanere sempre per INDICARE
AGLI UCRIESI LA VIA VERSO IL
CIELO. Nella medesima vi è infatti scritto testualmente: “UCRIAE SPES, VITA,
SALUS, PIETATIS, IMAGO: HIC PEREGRINA SEDENS PANDIT AD ASTRA VIAM”.
Il Signore della Pietà è raffigurato in una statuetta
di modeste dimensioni con la pelle bronzea, a somiglianza della statua della
Madonna del Tindari. L’opera è in legno e di autore ignoto. Dietro di essa vi è
una croce, nel suo lato destro vi è una colonna e nel lato sinistro una scala.
Sulla scala vi sono appese un paio di tenaglie un martello e tre chiodi. Vi
sono appoggiati ad essa, inoltre, lo scettro ed una lancia, ossia, gli oggetti
che servirono per la crocifissione di Gesù. Le sue mani sono legate e sul suo
capo poggia una corona di pungentissime spine. Il suo atteggiamento esprime
dolore e pietà. La data, il luogo e il modo come sia stata offerta ad una così
leggendaria e secolare devozione si sconoscono, si ritiene però per certo che
il simulacro sia pervenuto dall’Oriente, così come lo lasciano indovinare i
lineamenti bizantini e il colore bronzeo del viso. Il materiale impiegato
(legno), ci dice che la data di costruzione debba essere antichissima, se si
tiene conto che l’arte pagana scolpiva legno le sole parti visibili che non
venivano coperte con manto o vesti, mentre le parti nascoste venivano lasciate
nude, o soltanto abbozzate. Poiché e fuori dubbio che la statua è cristiana,
raffigurando Gesù Cristo legato alla colonna e incoronato di spine, questa deve
ritenersi risalire al trapasso religioso avvenuto nella stessa epoca artistica,
o durante la dominazione bizantina (535-827).
IL CAMPANILE
DELLA MATRICE
Il campanile della matrice è di recente costruzione e
di stile moderno. Sorge su un’area quadrangolare ed è sito nelle immediate
adiacenze della Matrice, da cui si accede per mezzo di una ripida, stretta e
scomoda scaletta di ferro e di una passerella che unisce la matrice al
campanile.
La costruzione risale al decennio 1920-30. La sua base
misura una superficie di mq. 36 circa, ed un’altezza di mt. 20 circa. La torre
campanaria, da cui si scorge un magnifico panorama, è provvista di n. 4 campane
di diverso diametro.
Sulla stessa torre campanaria vi sono istallati degli
alto-parlanti, attraverso i quali la voce dei religiosi, e i loro appelli si
possono diffondere e giungere agli orecchi dei fedeli.
Il campanile termina a forma di cono. Dal lato Est
della facciata esterna del campanile, all’altezza di mt. 8 circa, nell’anno
mariano 1954 fu collocata, entro una cappellaccia, una bellissima statuetta
dell’Immacolata Concezione, ai piedi della quale vi è scritto: “AVE MARIA”.
ANGOLO DELLA GASTRONOMIA: I RICETTI SICILIANI: “A CAPUNATA” - Antonina Maria Orifici - Concetta Basilia Spatola –
ANGOLO DELLA GASTRONOMIA: I RICETTI SICILIANI: “A CAPUNATA”
- Antonina Maria Orifici - Concetta
Basilia Spatola –
Per i turisti
che vogliono conoscere la nostra gastronomia tipica siciliana e ucriese, vi presento delle ricette culinarie tradizionali e folkoristiche
della cucina rustica siciliana, dettate da mia mamma, e prese dal mio libro “Il
gioiello della cucina”, scritto da me inseguito ad un progetto a scuola
“Scopriamo il dialetto”, ascoltate il mio messaggio:
<<U
libru mia voli essiri ‘na guida pa fimmina siciliana e pi tutti li cristiani.
Liggiti i ma ricetti fimmini fimmini cercati chi truvati lu tesoru mucciatu
‘dda bedda siciliana>>.
ANEDDUTU: Cu fa u fruttu senza piricuddu?
ANTIPASTI: ULIVI CHINI
Si svacanta l’alivi, si prepara muddica,pitrusinu tritatu
ccu l’agghiu e si inchinu l’alivi.
(Traduzione: “Le olive ripiene” – Si svuotano le olive,
si prepara la mollica, si trita il prezzemolo con l’aglio e si riempiono le
olive.
CAPUNATA DI
MIRINCIANI
Tagliati a pizzudda i mirinciani nivuri ccu tutta la
scorcia, mittitili nillu scolapasta, salatili assai, mittitici un crupecchiu e
un pisu d’incapu e lassativi accussi ppi karki ura a sculari, finu a quannu non
hannu pirdutu lu sucu amaru.
Tagliati fini fini ddu cipuddi e suffriglitili nni iuncitici
du pumadoru senza peddi.
Dopu karki minutu, a la sarsa iuncitici 200gr di alivi
bianchi, 150 gr di cchiappera, 2 cimi di accia a pizzudda.
Mittiti lu Sali e faciti cociri tutti cosi a foci lentu,
lavati ppi nna ‘anticchia li mirinciani, assiugatili e friitili.
Iuncitili nna cucchi arata e mezza di zuccuru e nnu
bbicchireddu d’acitu, arri minati e lassativi riffriddari.
(versione
italiana: Caponata di melanzane. Tagliare
a pezzetti le melanzane nere con tutta la buccia, metterle in uno scolapasta, salatele,
mettete un coperchio per porvi sopra un peso, in modo da far perdere l’acqua e
si lasciano cosi per qualche ora a scolare, fino a quando non hanno anche tutto
il succo amaro. Tagliate fine fine due cipolle e friggetele nell’olio. Quando
saranno soffritte e trasparenti, metteteci due pomodori senza pelle. Dopo
qualche minuto metteteci 200gr di olive bianche, 150gr di capperi, il sedano a
pezzetti, mettete il sale e fate cuocere tutto a fuoco lento. Lavate le
melanzane, asciugatele e friggetele.
A cottura ultimata si mette l’aceto e lo zucchero, girate
e lasciate raffreddare.
* * *
Ringrazio il Gruppo Culturale Ucriese Ranieri Nicolai,
tutti quanti e in particolare l’ingegnere Maria Scalisi per avermi dato
l’opportunità di scrivere e partecipare al Giornalino, poiché io amo molto
scrivere, grazie, grazie di cuore.
È bello vivere in comunità, realizzare e valorizzare il
proprio paese, incrementando cosi la cultura.
Vi raccomando lettori, rimaniamo uniti, ed è vero il
detto: “L’unione fa la forza”,
lottiamo e andiamo avanti, portiamo avanti questa grande iniziativa culturale
perché la cultura è vita.
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